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Come sta di salute il SS Regionale? A questa domanda ha risposto il VicePresidente della III Commissione della Sanità, il Consigliere Regionale Dr. Sergio Lupieri, in occasone della conviviale del 20 aprile scorso. Il servizio sanitario della nostra regione si rifà al Decreto legislativo 502 , recepito dalla LR 13/1995, che oltre a proporre un sistema di tipo aziendale andava a ridurre il numero dei posti letto negli ospedali, demandando sempre più competenze all’assistenza territoriale. Infatti l’aumento progressivo dell’età anagrafica con una maggiore incidenza di malattie cronico degenerative determina sempre più bisogni di salute collegati alla cronicità, riservando il trattamento delle acuzie all’ambito ospedaliero.
L’invecchiamento della popolazione è dovuto all’aumento della speranza di vita e alla bassa fecondità, abbondantemente al di sotto di due figli per donna in età fertile, a cui si associa una tendenza a posticipare il momento del parto. La popolazione regionale è composta prevalentemente da persone anziane: oltre il 24% dei residenti ha più di 65 anni, e l’8% più di 80. A 65 anni il 16% della popolazione presenta almeno una patologia cronica, a 75 anni il 25%. Le malattie più frequenti dopo i 65 anni sono le malattie cardiovascolari, i tumori, le malattie respiratorie croniche, il diabete, le malattie neurologiche, le patologie muscolo-scheletriche. La speranza di vita a 65 anni è di 22 anni per le donne e di 18 per gli uomini, ma l’importante è che questi anni siano vissuti nelle migliori condizioni di salute possibile.            continua

Dai dati del Ministero della salute, 2007 – 2008, sul sistema di valutazione della performance della sanità italiana, risulta come il servizio sanitario del Friuli Venezia Giulia sia uno dei migliori in Italia, ed offra la migliore relazione tra qualità delle prestazioni sanitarie e spesa pro capite in sanità. Ma da allora la situazione economica del Paese e della regione è profondamente cambiata sotto il profilo economico ed è caratterizzata da risorse calanti  a fronte di domande crescenti, sempre più in quanto la domanda di salute tende all’infinito volendo tutti essere immortali. Chi governa la regione deve dunque garantire ai cittadini una efficace efficienza delle prestazioni con risorse che non possono progressivamente erodere il bilancio regionale ma devono essere contenute per non condizionare lo sviluppo economico del territorio. Urge quindi una riforma del servizio sanitario regionale che ne vada a rivedere il sistema di finanziamento, a potenziare le economie di scala, che provveda ad un riordino istituzionale di un servizio sanitario con una potenza di fuoco notevole per una popolazione di un milione e 243mila abitanti in una regione piccola come la nostra. Tre ospedali di riferimento nazionale, 18 ospedali di rete, 6 aziende sanitarie, 9 distretti, 3 IRRCS, 20mila operatori sanitari a cui se ne aggiungono 20mila dell’indotto, rappresentano indubbiamente un servizio sanitario che necessita di un ragionamento sull’ottimizzazione delle risorse. Comunque la sanità regionale costituisce la più grande azienda della regione e deve essere vista non come una voce di spesa ma come una risorsa in grado di garantire salute, posti di lavoro, tecnologia e innovazione.
Quindi se vogliamo mantenere quei livelli di eccellenza segnalati dal Ministro Sacconi, dobbiamo provvedere quanto prima con un provvedimento legislativo che riveda norme regionali vecchie di 16 anni, ormai superate, e che per quanto integrate da norme successive non hanno certamente la capacità di innovare un sistema sanitario che tenga conto dell’attuale quadro epidemiologico della popolazione regionale. Bisogna agire sul fronte della prevenzione, privilegiare la domiciliarietà sulla residenzialità, adeguare il numero del personale sanitario all’intensità di cura dei pazienti, potenziare l’assistenza domiciliare e la riabilitazione, approvare quanto prima una riclassificazione della case di riposo che tenga conto della autosufficienza divenuta non autosufficienza. Bisogna realizzare una assistenza sanitaria di iniziativa che sia in grado di parlare e ascoltare le persone e di tenere sempre al centro la persona con tutti i suoi bisogni e la sua dignità. Liste di attesa, integrazione sociosanitaria, continuità assistenziale, fondo per la migliore autonomia possibile, interventi a sostegno del reddito per un sociale che diviene sempre di più sanitario, rapporti ospedale territorio, informatizzazione e collaboratori di studio per i medici di famiglia, sistema 118, CUP centralizzato, e via dicendo, sono tante le linee di priorità sulle quali è necessario intervenire.

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